Ho sempre agito seguendo il mio istinto, nella convinzione che l'egoismo fosse la forma più nobile di cui l'altruismo possa rivestirsi. Sono dominato da passioni torbide, e da interessi contingenti che ho imparato a nascondere e dissimulare molto bene. Ho amato, e sono stato riamato, e nel far ciò ho dato tutto me stesso, ma solo nella misura in cui l'altri riequilibrasse le mie lacune, e mi desse affetto e piacere secondo i miei bisogni e i miei desideri. E ho sempre avuto paura. Paura di perdere il poco che avevo, di soffrire, di essere abbandonato ai miei fantasmi e all'inferno emozionale che mi porto dentro. Perché - solo ora me ne accorgo - io sono sempre vissuto in un orrendo buio di palpiti, in un regno gelido e oscuro dove solo l'autocompiacimento ha dimora. Ho camminato tormentandomi, con il mutismo di chi altro non può fare se non risolvere le proprie contraddizioni in un pianto disperato. Ora sono solo, privo di aspettative, cinico, disincantato. E non ho neppure il coraggio di togliermi la vita! Che disdetta, eh?



